Posted on / by Luca Schino

Non è tutto oro quello che Credem

lunedì 03 maggio 2004, ore 18.52

Non è tutto oro quello che Credem

700 mila clienti, 500 fra filiali e centri imprese, quasi 5 mila dipendenti: numeri che fanno del Credito Emiliano il quattordicesimo gruppo bancario del paese, con quote di mercato assai rilevanti, oltre che in Emilia (4 per cento), anche in Calabria (6,7), in Puglia (4,1), in Sicilia (3,6) e in Campania (2,9). Eppure, negli ultimi anni qualcosa sembra essersi spezzato in questa formidabile macchina da utili.

La banca controllata dalla famiglia Maramotti continua a sfornare ottimi bilanci: nel 2003 l’utile netto consolidato è stato di 96 milioni. E il titolo ha guadagnato circa il 10 per cento negli ultimi dodici mesi. Crescono anche le quote di mercato: la raccolta diretta è aumentata del 15 per cento, i crediti alla clientela del 9 per cento. Ma dal bilancio del gruppo guidato da Adolfo Bizzocchi emergono anche elementi meno confortanti. Fra il 2000 e l’anno scorso il Roe, l’indice della redditività del capitale proprio, è progressivamente diminuito fino a dimezzarsi, passando dal 21,3 all’11,1 per cento.

Nel 2003 l’utile netto si è ridotto di oltre 13 milioni di euro, tornando ai livelli del ’99. A pesare sui conti è stato soprattutto il crac Parmalat, che ha imposto rettifiche sui crediti per 55 milioni di euro. Un evento senza precedenti per un istituto storicamente molto attento nell’erogazione del credito e che invece l’anno scorso ha dovuto effettuare anche accantonamenti per rischi e oneri per 23 milioni (4,5 nel 2002).

Abaxbank, la banca d’affari del gruppo, è addirittura finita abbondantemente in rosso, con un buco di quasi 20 milioni di euro. All’origine del disavanzo ci sono svalutazioni e perdite sui titoli. Abaxbank ha infatti curato l’emissione di prestiti obbligazionari targati Cirio e Giacomelli, due gruppi finiti in bancarotta nel corso del 2003. Il crac della Cirio, fra l’altro, è costato un avviso di garanzia dalla Procura di Monza a tre uomini di Abaxbank: l’ex amministratore delegato e direttore generale Fabio Arpe, Enrico Corradi e Gabriele Vianello.

Gabriele Franzini