Posted on / by Luca Schino

L’accordo Di Londra Propone Nuove Regole Per La Traduzione Dei Brevetti Europei

L’Accordo di Londra propone nuove regole per la traduzione dei brevetti europei

Dieci dei venti stati contraenti della Convenzione sul Brevetto Europeo hanno firmato un accordo in cui rinunciano a richiedere il deposito di una traduzione dei brevetti europei in una lingua nazionale. L’accordo entrerà in vigore con la ratifica da parte di otto stati firmatari.

L’Ufficio Europeo dei Brevetti (UEB) ha annunciato ufficialmente che il 17 ottobre 2000 dieci dei venti stati contraenti della Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE) hanno raggiunto a Londra un accordo sull’applicazione dell’Articolo 65 della CBE, che prevede che ogni stato contraente può richiedere la traduzione del testo di un brevetto europeo in una delle proprie lingue ufficiali.

Le novità proposte

L’idea di fondo è che gli stati aderenti all’Accordo di Londra accetteranno i brevetti europei in una delle tre lingue ufficiali dell’UEB (inglese, francese e tedesco) e non ne richiederanno più la traduzione in una delle lingue ufficiali dello stato stesso. Le modalità di applicazione di questo principio varieranno leggermente a seconda se il paese contraente ha o meno una lingua ufficiale in comune con l’UEB.

a) Gli stati che hanno una lingua ufficiale in comune con l’UEB rinunceranno del tutto alla facoltà, prevista dall’Articolo 65 CBE, di esigere la traduzione del brevetto.

b) Gli stati che non hanno una lingua ufficiale in comune con l’UEB rinunceranno alla facoltà, prevista dall’Articolo 65 CBE, di esigere la traduzione del brevetto se il brevetto è stato rilasciato o tradotto in una lingua ufficiale dell’UEB indicata dallo stato stesso.

L’appartenenza all’Accordo di Londra non pregiudica il diritto di richiedere la traduzione completa del brevetto in una delle lingue ufficiali dello stato in caso di controversia.

Entrata in vigore

L’Accordo di Londra è stato firmato da Danimarca, Francia, Germania, Liechtenstein, Lussemburgo, Monaco, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Regno Unito. L’Accordo entrerà in vigore solo con la ratifica da parte di otto di questi stati, inclusi Francia, Germania e Regno Unito.

28 dicembre 2001