Posted on / by Luca Schino

La Ritrasmissione Via Cavo Di Programmi Tv Satellite: L’avvocato Generale Interpreta La Convenzione Di Berna

UNIONE EUROPEA: GIURISPRUDENZA

La ritrasmissione via cavo di programmi TV satellite: l’Avvocato Generale interpreta la Convenzione di Berna I problemi legati al diritto d’autore sui programmi televisivi trasmessi via satellite e ritrasmessi via cavo sono al centro del caso C-293/98 pendente presso la Corte di giustizia europea fra Hosteleria Asturiana (HOASA), che ritrasmetteva programmi ricevuti via satellite ai televisori presenti nelle stanze dell’Hotel Reconquista di cui è proprietaria, e la Entidad de Gestiòn de Derechos de los Productores Audiovisuales (EGEDA), che si era rivolta a un tribunale spagnolo chiedendo una inibitoria contro la ridistribuzione delle opere contenute nei programmi televisivi offerti dalla HOASA alla clientela dell’albergo, sostenendo che tale attività contravveniva alla legge spagnola sul diritto d’autore, nonché il risarcimento dei danni.

Il tribunale spagnolo si è rivolto alla Corte di Giustizia perché stabilisse se l’art. 1.2.a e 3 della direttiva 93/83/CEE per il coordinamento di alcune norme in materia di diritto d’autore e diritti connessi applicabili alla radiodiffusione via satellite e alla ritrasmissione via cavo (in prosieguo: la Direttiva) vada interpretato nel senso che si deve considerare che la ricezione da parte di uno stabilimento alberghiero di segnali televisivi via satellite o terrestre e la loro distribuzione via cavo nelle varie camere dell’albergo costituiscano “attività di comunicazione al pubblico” o di “ricezione da parte del pubblico”.

La EGEDA si opponeva alla formulazione della questione pregiudiziale, negando che la materia trattata rientrasse nella sfera di applicazione della Direttiva e chiedendo che venisse applicata esclusivamente la normativa nazionale.

La HOASA condivideva questa posizione nella misura in cui la Direttiva non può applicarsi alla distribuzione interna di segnali televisivi trasmessi da terzi in quanto in tale distribuzione non avviene alcuna interruzione fra il momento della ricezione dei segnali radiotelevisivi da parte dell’antenna parabolica e quello della successiva ricezione degli stessi nelle stanze dell’albergo. In ogni modo, aggiungeva la convenuta, secondo l’interpretazione congiunta degli articoli 1.3 e 8 della Direttiva, la nozione di “ricezione da parte del pubblico” presuppone che l’oggetto esclusivo o principale dell’attività sia il fine di lucro. In mancanza di questo presupposto, la risposta alla questione pregiudiziale è necessariamente negativa.

Gli argomenti presentati a favore della legittimità dell’attività svolta dalla HOASA comprendevano i seguenti rilievi:

le stanze di un albergo non possono essere considerate luoghi aperti al pubblico

b) la ricezione di un programma televisivo dipende dal fatto che il cliente dell’albergo accenda l’apparecchio televisivo.

Secondo le conclusioni dell’Avvocato Generale, presentate il 9 settembre 1999, il caso non rientra nella sfera d’applicazione della Direttiva. Nel caso della ritrasmissione via cavo infatti la Direttiva non introduce un diritto esclusivo, compito che viene lasciato ai i singoli Stati membri, obbligati dalla Direttiva stessa (vedi art. 8) a prevedere il caso all’interno delle loro legislazioni nazionali sul diritto d’autore e diritti connessi.

Alla questione pregiudiziale presentata alla Corte bisogna rispondere alla luce dell’art. 11-bis della Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche (la Convenzione), che è divenuta parte della legislazione comunitaria per effetto dell’art. 9 dell’accordo TRIPs.

Secondo l’Avvocato Generale, la ritrasmissione di un programma televisivo a beneficio dei clienti di un albergo è resa possibile dalla presenza nelle singole stanze di apparecchi televisivi, fatto che fa rientrare l’attività di ritrasmissione nella sfera di applicazione dell’art. 11-bis.3 della Convenzione.

I rilievi fatti a favore della legittimità della ritrasmissione operata dalla HOASA cioè che le camere d’albergo non sarebbero luoghi pubblici e che la ricezione del programma trasmesso dipende dall’accensione dell’apparecchio da parte del cliente sono inaccettabili prima di tutto perché secondo la Convenzione il consenso dell’autore è necessario per ogni “comunicazione al pubblico” dell’opera (che non significa necessariamente “comunicazione in luogo pubblico o aperto al pubblico”); in secondo luogo, perché uno dei principi fondamentali del diritto d’autore è quello secondo il quale il titolare del diritto viene remunerato non per il godimento effettivo dell’opera, bensì per la semplice possibilità giuridica di tale godimento.

Nelle sue conclusioni, l’Avvocato Generale ha sottolineato che i criteri da considerare per stabilire se sia necessario il consenso del titolare dei diritti per la trasmissione secondaria di un’opera trasmessa sono:

il fine di lucro;