Focus on: Dalla Tv a teatro. E viceversa

Dalla Tv a teatro. E viceversa

di enzo fragassi

Finito è il tempo in cui l’attore prettamente televisivo decideva di prendersi un anno sabbatico dal piccolo schermo per dedicarsi a un allestimento teatrale – meglio un Cechov d’annata ma ottimo anche un Pirandello o un bel dramma nordico – atto a risciacquare la stinta immagine in un bagno d’accademia. Il più delle volte il tasso culturale dell’operazione era irrilevante, ma vuoi mettere andare a Domenica In, da Marzullo o al Costanzo Show e dire: «sì, ho appena finito un Giardino dei ciliegi ma ora non vedo l’ora di tornare a fare il Bagaglino».

Oggi il percorso televisione-teatro-televisione si è fatto decisamente più complesso. Quantomeno, la tournée teatrale non è più vista solo come un ripiego dignitoso per evitare il pericolo dell’inflazionarsi dell’immagine. Principali esempi di interpreti capaci di rendere al botteghino quanto – se non più – che al giudizio dell’auditel sono i comici. Loro sembra essere il regno del crossover tra i generi; loro la gloria effimera del cinescopio, alternata e amplificata dal battimani caloroso del teatro. Oggi, è la televisione a far da traino al teatro, in un moto perpetuo che produce benefici effetti sulla carriera del divo di turno.

Spetta certamente al toscano Panariello la palma di primo interprete di questa particolare forma di autopromozione: recentissimo protagonista del one man show televisivo della prima rete nazionale Torno sabato, il comico versiliese d’adozione ma fiorentino di nascita ha subito investito l’enorme popolarità acquisita sul piccolo schermo, trasfondendola sulle assi del palcoscenico. Oggetto del cimento, la ripresa de Il borghese gentiluomo, testo di Molière adattato per l’occasione da Giampiero Solari alla traduzione fattane a suo tempo da Cesare Garboli. Nel cast dello spettacolo – che sarà dal 28 gennaio al 6 febbraio al Teatro della Pergola di Firenze – si ritrovano alcune delle «colonne» delle edizioni trascorse dello show televisivo, dalla verace Tosca d’Aquino al surreale Carlo Pistarino.

A prima vista potrebbe apparire quasi blasfemo l’incontro del geniale commediografo francese con la comicità spontanea e vernacolare di Panariello che – giova ricordarlo – deve i suoi esordi nel mondo dello spettacolo alle trasmissioni di cabaret sulle reti regionali toscane, nelle quali faceva spesso coppia con il presentatore Carlo Conti o l’altro «re di denari» made in Tuscany Leonardo Pieraccioni. Non si tratta invece di blasfemia, ma più semplicemente di un’accorta strategia di immagine. E forse peccheremmo di presunzione nel sostenere il contrario. Val tuttavia la pena di precisare che oggetto del discorso non è il valore artistico dell’interpretazione resa da Panariello – sulla quale non ci pronunziamo non avendo assistito allo spettacolo. L’operazione in sé ci sembra però paradigmatica di un nuovo modo di intendere il rapporto – finora perdente – del palcoscenico col cinescopio. Quello che un tempo si sarebbe risolto – calcisticamente parlando – in un «cappotto», oggi rischia di chiudersi con un più che onorevole pareggio. Almeno al botteghino.

Nella foto, Giorgio Panariello nei panni de Il borghese gentiluomo