Posted on / by Luca Schino

Bipop-Carire: i misteri della fusione

lunedì 31 marzo 2003, ore 19.41

Bipop-Carire: i misteri della fusione/1

Siamo nella primavera del 1999. La fusione tra Cassa di Reggio e Bipop è ormai cosa fatta. Il 12 febbraio il piano industriale aveva ottenuto il via libera dai due consigli di amministrazione, che il 21 aprile avevano poi dato disco verde alla fusione e definito il rapporto di concambio: i soci della Cassa avrebbero ottenuto 108 azioni Bipop ogni 100 azioni della banca reggiana. C’era solo un problema: il 14% dell’istituto di via Rivoluzione d’Ottobre – 5 milioni e 104mila azioni – era nelle mani della Cassa di Risparmio di Parma. Il 18 maggio, l’allora presidente Vincenzo Morlini ricevette una comunicazione urgente e riservata dal suo collega della banca d’oltre Enza, Luciano Silingardi: la Cassa di Parma, ormai integrata nel gruppo Intesa, si tirava fuori dalla partita. Ma Silingardi informava Morlini di aver raggiunto un accordo con Rothschild. La banca d’affari, che agiva per conto di un gruppo di importanti imprenditori reggiani, avrebbe acquistato le azioni della Cassa a 60mila lire l’una e le avrebbe poi rivendute a 62mila lire a quegli stessi azionisti. A meno che la Cassa o la Fondazione Manodori non esercitassero il diritto di prelazione, comprando esse stesse quei titoli. Ma i consigli di amministrazione della Cassa, il 19 maggio, e della Fondazione, il 22, decisero di rinunciare per ragioni di opportunità e perchè quel pacchetto sarebbe andato ad irrobustire la compagine reggiana della nuova Bipop . L’operazione procedette. La Cassa di Parma incassò 306 miliardi e uscì di scena. Il 7 luglio ’99 Rothschild completò la cessione. Quei 5 milioni e 104mila azioni furono acquistati da 17 diversi soggetti imprenditoriali e finanziari. A fare la parte del leone furono la Crefin di Alessandro Spaggiari, con un milione 865mila azioni, la Ellefin della famiglia Ferrarini con 666mila azioni, la Unione Fiduciaria per conto di Renzo Crotti (325mila) e la Esafin di Giovanni Montorsi (331mila). Pacchetti importanti furono comprati anche da Luciano Fantuzzi e da sette società cooperative. Tutto chiaro? Non proprio. Il 28 febbraio scorso il settimanale Reporter ha rivelato che un grosso pacchetto – oltre 720mila azioni – fu acquistato da una banca svizzera, l’Union Bancaire Privée di Ginevra. Una circostanza che Telereggio è in grado di confermare sulla base dell’iscrizione a libro soci e della documentazione relativa all’acquisto delle azioni. Ma i documenti svelano che un’operazione analoga fu compiuta anche da Interbanca, la banca d’affari del gruppo Antoniana Popolare Veneta, che acquistò 231mila azioni. Per conto di chi operavano l’Union Bancaire Privée e Interbanca? Nessuno, all’interno dei consigli di amministrazione della Cassa e della Fondazione, si pose questa semplicissima domanda. Eppure, come spiegheremo domani in un nuovo servizio, l’affare che questi soci coperti dall’anonimato si apprestavano a concludere avrebbe dovuto suggerire almeno un po’ di curiosità.

Gabriele Franzini