Posted on / by Luca Schino

A Giuliano Amato

30 settembre 2000. Le agenzie di stampa internazionali riferiscono delle iniziative dei Verdi italiani a favore dei 5.000 indigeni colombiani

U’wa che vivono nelle foreste al confine tra la Colombia e il Venezuela. I Verdi – come annunciato dal senatore Stefano Boco – si sono impegnati a portare il caso degli U’wa davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e a monitorare costantemente il territorio degli indigeni contro ogni violazione dei loro diritti, a mantenere intatte le foreste dei loro territori sacri, minacciati dagli scavi di una multinazionale petrolifera californiana, la Oxy Petroleum. Quest’ultima ha ottenuto dal governo colombiano il permesso di esplorare il sottosuolo della riserva degli U’wa, senza però ottenere il consenso più importante, quello degli indigeni, che da sempre sono i custodi, ma soprattutto i figli, di quelle terre. E’ proprio di questo che gli U’wa vogliono discutere con i giudici dell’Aja, del loro diritto a difendere la terra dalle trivelle.

Secondo le loro convinzioni il petrolio è il sangue di madre terra. Senza il suo sangue, la terra sarebbe destinata a morire. Missione degli U’wa ecologisti è di difenderla, senza mai ricorrere alla violenza. La strategia scelta dagli indigeni U’wa ecologisti ante-litteram, nonviolenti per profonda convinzione, ha attirato l’attenzione di numerosi ambientalisti di tutto il pianeta, che organizzano mostre e assemblee e seguono attentamente i siti Internet dedicati agli indigeni.

Sono ormai di casa presso gli U’wa alcuni Verdi italiani, come Margherita Ciervo e Giuseppe De Marzo, che si alternano alla guida di commissioni di osservatori presso la riserva degli indigeni. Alla visita più recente ha partecipato anche la Presidente dei Verdi Grazia Francescato, che prima di arrivare in Colombia ha voluto incontrare gli attivisti pro-U’wa californiani.

Ha incontrato Mike Feinstein, Sindaco Verde di santa Monica, anche lui coinvolto nella campagna a favore degli U’wa, che ha proposto iniziative di boicottaggio per convincere i maggiori azionisti della Oxy Petroleum a ritirare le loro azioni dalla multinazionale petrolifera. Uno dei principali investitori della Oxy, la Fidelity di Boston, dopo le iniziative di Amazon Watch e di altre organizzazioni ecologiste statunitensi è stata costretta a rivendere più del 60% delle azioni, per un totale di 400 milioni di dollari. Secondo Atossa Sultani, una delle attiviste incontrate in California da Grazia Francescato “la Fidelity ha capito che continuare a mantenere quelle azioni danneggiava la sua immagine”.

Gli altri due obiettivi della campagna degli ambientalisti americani sono la Sanford C.Bernstein and Co. e la Alliance Capital management. Il dialogo con la Oxy non è facile. Numerose lettere di protesta sono arrivate al palazzone di Los Angeles che ospita la Oxy, tutte senza risposte. Grazia Francescato si è presentata lì di persona, chiedendo di consegnare al Presidente della Oxy, Ray Irani, un mazzo di rose rosse e l’ennesima proposta di dialogo, ma gli addetti alla sicurezza non le hanno consentito di entrare.

Assai diversa l’atmosfera nel territorio degli U’wa, dove i nostri sono giunti a metà gennaio, calorosamente accolti dagli “addetti alle pubbliche relazioni” del popolo U’wa, Evaristo, Elmer e Daris Tegria, che curano i contatti tra gli indigeni e i sostenitori della loro causa in tutto il mondo. Insieme si recano in cima alla montagna, attraverso la fitta vegetazione delle foreste vergini per incontrare le autorità tradizionali U’wa. “Quel che hanno detto – annota Grazia Francescato nel suo diario – lo terremo segreto, come ci hanno chiesto. Sappiamo però, adesso più che mai, di non esser andati lì per caso: perché la loro battaglia è la nostra”.